Natura, arte rupestre, archeologia, turismo culturale

Sottolaiolo – la cronologia

Uno dei massimi patrimoni archeologici della Lombardia è costituito dall’immenso emporio di arte rupestre preistorica la cui principale concentrazione si trova in Valcamonica, il primo sito italiano ad essere inserito nella lista del patrimonio mondiale dall’UNESCO. Località minori di arte rupestre sono sparse lungo il settore lombardo delle Alpi. Tale patrimonio, oltre ad essere una risorsa fondamentale per l’istruzione e la cultura, costituisce uno dei massimi archivi esistenti su 10.000 anni di storia in Europa e danno alla Lombardia il felice primato di essere il detentore della documentazione che permette di ricostruire le radici della civiltà europea.

L’arte rupestre della Valcamonica è un taccuino pittografico, studiando, catalogando e datando le incisioni rupestri ci si è accorti che molte rocce presentano diverse fasi di istoriazione che ci permettono di ricostruire la storia della Valcamonica dal Mesolitico ai giorni nostri. Un enorme album di famiglia impresso sulle rocce che accompagna l’epopea dell’avventura umana, dai cacciatori seminomadi, ai primi agricoltori fino alle società più complesse che entrarono in contatto con Reti, Etruschi, Celti per poi essere assimilati nell’Impero Romano. Una storia di rivoluzioni culturali e di conquiste tecnologiche!

L’uomo ha popolato l’Europa a partire da circa quarantamila anni fa, insediandosi nelle Alpi al termine delle grandi glaciazioni, quindicimila anni fa. Il nuovo ambiente, adatto ad ospitare una fauna selvatica con alci, cervi, capridi ed altri mammiferi attirò i gruppi di cacciatori mesolitici. La presenza umana in Valcamonica è testimoniata da bivacchi stagionali disposti sugli spartiacque montuosi delle vallate, con presenze sporadiche anche sul fondovalle, come testimoniano i ripari di Foppe di Nadro e Cividate. Sono probabilmente questi antichi abitanti gli autori delle sagome di grandi erbivori, che ritroviamo su alcune rocce a Luine

Attorno al quinto millennio avanti Cristo iniziano a stabilirsi in Valle comunità portatrici della nuova cultura neolitica. Una serie di innovazioni straordinarie trasformano gradualmente la vita quotidiana degli uomini che da seminomandi e cacciatori passarono ad uno stile di vita stanziale, legato ai cicli dell’agricoltura. Il ritrovamento a Breno di un piccolo insediamento neolitico con raffinate ceramiche, resti di capanne, sepolture, semi combusti, ossa e strumenti che ci descrive la vita quotidiana dell’epoca. Si afferma un’arte schematica, astratta, essenziale in cui dominano gli antropomorfi raffigurati nella posizione dell’orante delineati con pochi tratti rettilinei. La particolare attenzione alla figura femminile suggerisce il culto di una Grande Dea. Anche l’arte rupestre sembra sottolineare l’importanza dell’avvento dell’agricoltura. Alcuni ricercatori attestano tra il Neolitico e l’età del Rame la comparsa di raffigurazioni astratte e schematiche che vengono definite mappiformi o figure topografiche.

Nel corso dell’età del Rame, fra la fine del quarto e per quasi tutto il terzo millennio (circa 3.300-2.200 avanti Cristo), gran parte del continente europeo riflette un nuovo assetto economico, sociale ed ideologico.

Nuove e importanti acquisizioni tecnologiche hanno chiari effetti sulla mentalità e sull’organizzazione sociale: l’introduzione dell’aratro a chiodo e l’uso dei bovini come animali da trazione permette di praticare un’agricoltura più efficace e redditizia, il trasporto su ruota garantisce una maggiore possibilità di movimentazione e soprattutto si afferma l’uso dei metalli per la produzione di oggetti di prestigio, indicatori di uno status sociale differenziato. Con l’estrazione e lavorazione dei metalli nascono nuove figure professionali; il commercio del metallo e di oggetti in rame stimola inoltre contatti culturali ad ampio raggio. Si afferma in tutto il continente il fenomeno delle statue-stele, effigi umane in pietra caratterizzate da attributi distintivi ricorrenti, quali armi o elementi dell’abbigliamento.

Gli uomini dell’età del Bronzo instaurano un più complesso regime sociale basato sulla stabilità dell’insediamento (palafitte, terramare, castellieri), sugli scambi commerciali a largo raggio e sul un ruolo ricoperto dal metallo. I pochi resti archeologici noti dalla Valcamonica per questo periodo ci testimoniano uno sviluppo della metallurgia, dell’artigianato e del commercio. L’arte rupestre riflette i medesimi mutamenti: le figurazioni di armi crescono d’importanza fino a divenire l’interesse quasi esclusivo degli artisti, l’unico tema altrettanto importante è quello del simbolo circolare. In ambito europeo è proprio in questo periodo che si diffonde il tema della barca e del carro solare trainato da uccelli acquatici o cavalli, un tema che godrà di rinnovata fortuna durante tutta la prima età del Ferro

A cavallo fra il dodicesimo e l’undicesimo secolo avanti Cristo si attuano sia nel bacino del Mediterraneo che in Europa profondi mutamenti di carattere culturale, in parte dovuti ad un generale movimento e riassestamento di popoli. Il fenomeno genera il crollo delle cosiddette civiltà “palaziali” (micenei, hittiti) e segna il configurarsi di quei grandi gruppi culturali che ritroveremo nel millennio successivo sino all’arrivo della piena epoca storica. Con l’inizio dell’età del Ferro si assiste in Valcamonica ad un vero exploit figurativo: oltre l’80% delle immagini camune possono datarsi fra il decimo d il primo secolo avanti cristo

Il ventaglio dei soggetti aumenta notevolmente e vengono intensamente istoriati vecchi e nuovi siti d’arte rupestre. Il tema dominante è senza dubbio il guerriero, a piedi o a cavallo, accompagnato da figure di capanna, impronte di piede, animali (cani, cervi e cavalli) e simboli, fra cui meandri, labirinti, cerchi, palette, rose camune, stelle a cinque punte oltre ad una miriade di segni “schematici” che costellano i pannelli figurati.

Il processo di romanizzazione delle vallate inizia dalla fine del secondo secolo avanti Cristo e prosegue in maniera graduale ma inarrestabile fino alla definitiva “conquista” ufficiale nel 16 avanti Cristo ad opera delle legioni di Augusto, evento commemorato sul Tropaeum Alpium di La Turbie (Francia). Nell’epoca romana si continua ad incidere nelle stesse località frequentate in precedenza un repertorio di tradizione (guerrieri, impronte di piede, capanne. Alcune rare iscrizioni in caratteri latini ci rimandano invece a quella nuova cultura romana di stampo imperiale che altrove, in Valle, avrà le sue espressioni più classiche e compiute (la città romana di Cividate Camuno con il foro, l’anfiteatro ed il teatro, la necropoli di Borno, il Tempio della Minerva).

La tradizione incisoria riprende vigore attorno al quattordicesimo secolo nell’area di Campanine di Cimbergo, centinaia di segni tornano ad affiancarsi apertamente ai più antichi testimoni di epoca preistorica. Le figure chiaramente cristiane sono le croci, grandi chiavi, antropomorfi, nodi di Salomone, pentagrammi, balestre, picche, daghe, figure mostruose, fanti, cavalieri, torrioni e castelli.

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Maggio  2017