Natura, arte rupestre, archeologia, turismo culturale

Storia della ricerca

Stranamente non abbiamo nessuna menzione dell’arte rupestre nella letteratura storica o nella cronaca locale, solo nel 1909 Gualtiero Laeng (1888-1968) segnala i due Massi di Cemmo al “Comitato nazionale per la protezione del paesaggio e dei monumenti”, istituito presso il TCI.

Si devono aspettare gli anni ’30 perché Giovanni Marro intraprenda un vasto lavoro di prospezione nella media Valle, che lo porta ad individuare numerosi siti e a fotografare e pubblicare un gran numero di immagini. I toponimi di Zurla, Foppe di Nadro, Scale di Cimbergo compaiono negli scritti di Marro fin dai primissimi anni ‘30. Nello stesso periodo Raffaello Battaglia, per conto della Soprintendenza e dell’Università di Padova, effettua alcune spedizioni in Valcamonica e formula le prime importanti considerazioni cronologiche e interpretative sulle incisioni rupestri camune.

Negli anni ’40 Franz Altheim, professore all’Università di Berlino e esponente del nazismo, cerca di inserire l’arte rupestre camuna nel quadro dell’“origine ariana dei popoli italici”. Nonostante i chiari intenti ideologici il lavoro riveste notevole valore documentario, con particolare riguardo all’area di Cimbergo.

Dopo i traumi della seconda guerra mondiale, Laeng riprende le ricerche in Valcamonica con l’aiuto di Emanuele Süss iniziando un’intensa attività per la costituzione di un’ampia area protetta nella media Valle.

Nel 1950, Piero Leonardi individua e pubblica altre incisioni nella zona di Paspardo.

Nel 1956, sollecitato dal suo Maestro, il famoso archeologo francese Henry Breuil, Emmanuel Anati, studente alla Sorbona, giunge in Valle Camonica dove avvia la ricerca e l’analisi sistematica delle incisioni rupestri camune. Nel 1960, Anati pubblica a Parigi “La Civilisation du Valcamonica”, primo studio monografico che offre un quadro complessivo del patrimonio rupestre camuno e fornisce una ricostruzione globale della cronologia e della civiltà degli antichi Camuni letta attraverso l’arte rupestre e inserita nel più vasto quadro europeo. L’opera viene poi tradotta in inglese e in italiano.

Nel 1964 la Missione Anati, ossia il gruppo di studio che dal 1957 operava ricerche in Valle, si dà una sede stabile: nasce così a Capo di Ponte il Centro Camuno di Studi Preistorici. Le campagne di ricerca e documentazione proseguono da allora ininterrottamente. Si dà avvio prospezioni sistematiche e al rilevamento integrale di intere aree. Viene anche ideato un metodo efficace per documentare le incisioni utilizzando fogli trasparenti e operando la copia fedele delle figure sottostanti. Sempre nel 1964 Anati individua e studia la composizione nota come Capitello dei due Pini.

Negli anni ‘70 i cantieri di documentazione abbracciano l’area di Foppe di Nadro, dove viene individuato e scavato anche un giacimento archeologico al Riparo II. I lavori a Foppe riprendono con nuovo vigore a partire dal 2010 grazie all’equipe del Centro camuno. La pubblicazione integrale dell’area a prevista per il 2020, già a giugno 2017 è prevista l’uscita del primo volume.

Nel 1977 la Regione Lombardia adotta come proprio simbolo una variazione grafica della rosa camuna presente sulla roccia 6 di Foppe di Nadro, elaborata da un gruppo di designer guidato da Bruno Munari.

Nel 1979, su parere positivo dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites) e su proposta dell’assessore Sandro Fontana e del CCSP, la Commissione Unesco nella sessione del 22-26 ottobre al Cairo, inserisce nella lista del Patrimonio Mondiale le incisioni rupestri preistoriche della Valle Camonica.

Nel 1988 viene istituita la Riserva Naturale delle Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo, vasta area comprendente oltre 500 rocce istoriate. Il Consorzio dei Comuni ne affida la direzione scientifica al CCSP. Dal 1988 il Direttore della Riserva è Tiziana Cittadini.

Nel 1989 il CCSP inizia le prospezioni a Campanine di Cimbergo. I lavori proseguono fino alla pubblicazione integrale dell’area nel 2009, mettendo in luce uno straordinario complesso costituito da quasi un centinaio di superfici e migliaia di figure. L’eccezionalità delle scoperte riguarda spesso l’epoca storica, che per la prima volta si rivela sulle rocce camune con un’espressività e un’intensità pari a quella delle più note di epoca preistorica.

Negli stessi anni, la Cooperativa Archeologica “Le Orme dell’Uomo” si dedica principalmente a ricerche nell’area di Paspardo concludendo e pubblicando la documentazione di Dos Sottolaiolo e ampliando la sua area di ricerca in località Vite, Deria e In Vall.

Oggi la riserva è al contempo l’area archeologica sotto tutela più grande della Valcamonica, una riserva naturale, una vasto territorio vissuto e economicamente sfruttato dagli abitanti dei paesi limitrofi, un luogo di ricerca e un’area aperta al pubblico godimento. Un delicato equilibrio e un modello di sostenibilità economica nella gestione dei beni culturali.

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Settembre  2017